dove non c’è rumore

Roberto era sdraiato sul suo letto a pensare; quella sera non sarebbe riuscito a dormire: gli occhi avevano lasciato i propri posti e vagavano in una mare di scene, di immagini che si mangiavano l’un l’altra rubandosi ossigeno, e tutte lasciando un tratto della protagonista, Giulia, che senza avvertimenti né sfumature cambiava la vita di una ragazzo da un giorno all’altro.

Si erano conosciuti in aula, Roberto la notava da qualche giorno e sperando in un piccolo aiuto del fato/destino/fortuna aveva aspettato che lei si sedesse in prossimità della sua “aura”, ma mai succedeva neanche un fotogramma di quello che nei film portava i due protagonisti ad incontrarsi/scontrarsi con lieta meraviglia di un Harry e una Sally qualsiasi.

  • Cazzo!

Si disse al terzo giorno di speranza, e dall’inizio della lezione pensò ad un modo casuale di presentarsi o almeno chiederle una qualunque informazione per poi avere un buon motivo la volta successiva per salutarla e… Si girò intorno, individuò quei fantastici occhi nocciola tra capigliature di studenti senzienti e dormienti, e tracciò un rapido schema dell’azione futura:

  • Scusa sai quando c’è l’esame?
  • No, mi dispiace!
  • Ah. Cmq io sono Roberto!

No! Così forse no.

  • Scusa sai quando c’è l’esame?
  • Ho sentito dire il 5 ma non ci giurerei!
  • Ah. (silenzio d’imbarazzo)…grazie ciao!

Non proprio desiderabile come situazione.

  • Scusa sai quando c’è l’esame?
  • Ho sentito dire il 5 ma non ci giurerei!
  • Beh, speriamo di si, prima me lo tolgo meglio è!
  • Io spero di no, scusa ma devo andare!

Terribile.

  • Scusa sai quando c’è l’esame?
  • Ho sentito dire il 5 ma non ci giurerei!
  • Beh, speriamo di si, prima me lo tolgo meglio è!
  • Si anche io! Ma non ti sembrano un casino i libri?

Ora si che andava! Si decise: alla pausa avrebbe tentato l’azione.

Per tutti i restanti 40 minuti il suo cuore battè l’equivalente di una batteria di un complesso Heavy Metal ad un rave, le parole del professore erano lontane e coccolate come da un batuffolo di ovatta bagnato nei suoi timpani, e i suoi occhi non vedevano che due piccole nocciole marroni, un sogno e un amore.

  • Va bene, cinque minuti di pausa!

Queste parole ebbero l’effetto di stracciare i batuffoli, accellerare i battiti, e fare tornare Roberto alla sua missione. Il primo impulso fu di accasciarsi sul tavolo, ma poi più per vergogna che per proposito, si rialzò, e tremando dentro ma bello e fiero fuori si avvicinò alla ragazza più carina che avesse visto in quattro anni di università…pensandoci forse c’era…no! La più carina in assoluto!

  • Scusa sai quando c’è l’esame?
  • No, mi dispiace!

Si delineava l’ipotesi A. Da evitare.

  • Io ho sentito dire il 5 ma non ci giurerei!
  • Ma di che mese?
  • Febbraio!
  • Ma oggi è il 5!

Idiota.

  • Ah, è vero, ho confuso le date con un altro esame, scusami!
  • Fa niente.
  • … (silenzio d’imbarazzo)

Dì qualcosa!

  • Come hai trovato i libri?
  • In che senso?
  • Ti sembrano difficili?
  • Ah, no, non molto.
  • Si in effetti sono fattibili.
  • Si c’è di peggio.
  • Certo che come spiega il prof sembra tutto un casino!
  • A me non piace per niente, hai visto la bavetta che gli si forma quando parla troppo velocemente?
  • Si! Che schifo! Mi viene sempre in mente quei cani con le rugone fino a sotto il mento!
  • Ahaha, si ho capito quali, in effetti…
  • Cmq piacere Roberto
  • Giulia!
  • Certo siete in tante!
  • Cosa?
  • Giulie, siete tante…cioè ne conosco un bel po’
  • Ah, beh è un nome comune!

Che faccio le dico che però carine come lei no?

  • Comunque…non è male la materia!
  • A me in realtà non piace tanto, ma c’è di peggio.
  • Beh, peggio di statistica non c’è niente
  • D’accordissimo!…Sta tornando…
  • Ah, va bene allora ci vediamo dopo
  • Se vuoi qui vicino a me c’è un posto libero…

Ovatta tamburi batteria piatti orchestra di cuori volanti!

  • Ok, prendo lo zaino e vengo

La restante ora fu la più emozionante che ricordasse. Erano stati del tutto in silenzio fino alla fine della lezione, ma ogni tanto si scambiavano qualche occhiata complice, e poteva sentire il suo respiro se stava concentrato totalmente su di lei…e lo fu. Per tutto il tempo, rapito da una nota inesistente tra le sette conosciute, vibrata dai filamenti del suo cuore che raggruppati vicini parlavano di lei, Giulia. Il tempo si fermò e allo stesso tempo schizzò fino al termine dell’ora, quando gli occhi di Roberto cercarono e trovarono le due piccole nocciole; si dissero ciao senza altre parole se non : “ci vediamo domani”, e un piccolo pezzetto del cuore di Giulio rimase in quegli occhi, e fin da subito il ragazzo sentì il richiamo di quella parte del suo io, confusa e persa nella ragazza che la aveva inconsapevolmente portata con sè.

II

Sul letto, occhi aperti, cuore menomato, Roberto pensava, sognava, viveva.

Fu una notte lunga, a crescere dentro con tanti pensieri da riempire una nave da crociera che però, sperava, non avrebbe fatto la fine di un certo transatlantico con un certo DiCaprio a bordo. Ma spesso i pensieri non muoiono facilmente una volta tirati fuori da quella specie di dimensione parallela in cui già sono, ma in cui ancora non sono per noi: lentamente ritornano indietro…a volte li richiamiamo nel nostro cassetto di carte di vita, a volte li facciamo annegare e li perdiamo, a volte rimangono in noi per sempre. Molte cose vengono pensate, e molte cose pensò quella sera, su un letto, Roberto.

La sua sagoma nella penombra della luna e della notte era un tatuaggio.

III

Roberto e Giulia. Le iniziali di Romeo e Giulietta: tragedia presentita, o segno di amore immortale incurante di tutto? Roberto sondava le ipotesi.

Tragedia: domani vederla indifferente, o quasi ostile nei confronti di chi sembra “provarci” in maniera magari dolce, ma sempre nascondendo dietro le parole segni di speranzosa intimità…ragazzi, tutti uguali! Odiava questa frase, al di là dell’attribuzione al suo o al gentil sesso, che cazzo voleva dire? Che modo idiota di liquidare i comportamenti umani! Gli uomini vogliono solo una cosa…le donne sono tutte…era la rabbia di non essere poi troppo immuni alla solitudine, la mancanza di comprensione o la poca sensibilità che faceva pronunciare la più fatta delle frasi? E poi perché comportarsi freddamente quando era stata così carina qualche ora prima? Le probabilità erano poche, a meno che non fosse stata la pietà a renderla piacevole nei suoi confronti, la pietà per lui! Non poteva tollerare quel pensiero, e si abbandonò alla piacevole alternativa.

Segno d’amore: Amore è tutto. Il mondo è Amore, l’amicizia è Amore, l’ossigeno è Amore, perfino l’odio è Amore, amore per l’odio. Essendo tutto e dappertutto (Here, there and everywhere), il suo linguaggio è universale (Roberto pensò per un attimo al successo senza precedenti nella storia di un contatto con gli alieni a mezzo Amore, un enorme bacio perugina lanciato nello spazio a diffondere amore in tutto l’universo, e una piccola foto di Giulia sul vetro interno di un oblò), ed ha i suoi segnali, che tutti possono riconoscere se sanno guardare, o meglio, se hanno gli occhi di chi ama. Le aveva chiesto di sedersi accanto a lui: era un segno, piccolo ed enorme, inequivocabile, era un segno tra gli infiniti con cui l’Amore parla, era un piccolo mattone dorato che domani, dopodomani o fra tre giorni massimo sarebbe diventato un sentiero tra lui e lei, due in uno, per sempre. Si, questa era la profezia giusta, ne era sicura, voleva esserlo. Si chiese dell’Amore.

IV

Amore è estensione dell’anima, è la sola cosa di cui abbiamo bisogno per vivere, cassa di risonanza dell’universo e di ciò che c’è oltre. La notte, su un letto, dentro un ragazzo, non può essere contenuta l’essenza dell’amore, perché se così fosse il ragazzo esploderebbe per unire i suoi atomi alla sua metà, e insieme trascendere l’essere nel non-essere. Il ragazzo può cercare l’Amore che gli è stato predestinato, e la sua vita sarà una ricerca eterna di questa completezza.

Chi rinuncia non vive che l’eufemismo della sua vita.

Giulia era l’amore? Lui credeva di si, e già assaporava qualche particella di quella predestinazione, e si sentiva più vivo di quanto mai fosse stato. La pace che aveva nell’aver raggiunto questa immagine, lo fece quasi piangere, e un respiro sgomitò da giù fino a raggiungere la sua bocca, “porta del respiro”, uscendo sonoro ad “aggiungere nuvole alle nuvole”. Chi è al mondo che conosce quello che sto provando? Si chiese. La risposta fu triste: pochi. Quanti divorzi ci sono al mondo, quante corna, quanti ripensamenti, quante delusioni, quanti amori che finiscono? Più di quanti ne nascono. Fu la sua risposta, e provò pena per tutti coloro che non avevano la loro parte

© Andrea Orlando – 2012 – Tutti i diritti riservati

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