ella correva

Ella correva. Un esame anticipato e una stampante pigra ne avevano fatto, quella mattina, l’affannata protagonista di una sfida con il meridiano della sua città: donna contro orologio, e un’unica arma, il 29 delle 7:40, che non sarebbe riuscita a prendere.

La chiusura del suo zaino, spinta da una irrefrenabile voglia di protagonismo, si ruppe alle 7:38 a trecento metri dalla fermata, mandando all’aria il contenuto standard di una borsa da ragazza, più un cellulare ed una risma di 27 fogli da rilegare. Per strada. Quando sentì l’improvvisa diminuzione di peso del suo zaino comprese all’istante cosa accadeva e, senza girarsi salutò mentalmente l’esame. In quel momento si svegliò.

La tenda singola in cui dormiva da cinque giorni perse un tirante, spezzato dalla furia del vento che quella notte frustava ogni cosa senza scrupoli. Non era tipo da lasciarsi spaventare facilmente ma in quel momento un tremolio dell’anima le scartavetrò la pelle, e un moto di impotente terrore la gettò all’istante in uno stato di piena coscienza, bloccandola al centro della sua fragile copertura in balìa della natura. Accanto a lei lo zaino e la risma di fogli dove in quei giorni stava riportando in parole il racconto che sperava le potesse dare qualche opportunità. Era il suo ritiro dal mondo, la situazione che spesso aveva cercato e che solo in quella occasione era riuscita a mettere in atto: da sola, in montagna, in mezzo alla natura, a scrivere. Si ricordò di quando da piccola si rifugiò per tutto un giorno in soffitta a scrivere. L’intera famiglia la cercava e lei, semplicemente, non era lì, ma vagava nella sua mente materializzando parole. Quando la trovarono le prese di brutto. Ora l’aveva scovata lo stesso bosco. Si rannicchiò il più possibile nell’angolo della sua tenda, strinse a sé lo zaino e i fogli, e aspettò.

© Andrea Orlando – 2012 – Tutti i diritti riservati

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