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Caliendo non può restare al Governo. Andremo fino in fondo |
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Caliendo non può restare al Governo. Andremo fino in fondoL'Unità, lunedì 19 luglio 2010 di Maria Zegarelli  “Il sottosegretario Giacomo Caliendo non vuole dimettersi? Provi a spiegare agli italiani come fa a conciliare il suo ruolo con quanto da lui stesso ammesso. Ci risulta sia andato a pranzo con Carboni, personaggio con precedenti penali piuttosto pesanti e frequentazioni pericolose”. Andrea Orlando, responsabile Giustizia del PD dice che il suo partito è pronto ad andare fino in fondo. Il Parlamento dovrà votare la mozione di sfiducia, “e vedremo se Fini e i finiani saranno coerenti con quanto detto, cioè nessun cedimento sulla legalità”.
Cosentino si è dimesso, adesso puntate a Caliendo, ma secondo Bondi non è nemmeno ipotizzabile questo scenario. “A Bondi diciamo che le dimissioni le abbiamo chieste fin dal primo momento perché da subito è emersa la rilevanza politica dei fatti e l’incompatibilità tra alcune condotte tenute da Caliendo e il ruolo che riveste. Su questo non ci fermeremo”. Casini è tiepido, dice che su Caliendo sospende il giudizio. Pd e Idv ce la faranno? “Non si tratta di anticipare giudizi sul profilo penale, sul quale è giusto attendere l’esito dei processi. La valutazione che va fatta è un’altra e prescinde anche dal grado di pericolosità che si riconosce alla consorteria: è normale che il sottosegretario alla Giustizia vada a un incontro con un pregiudicato che si chiama Flavio Carboni con il capo degli ispettori del Ministero e il presidente della Commissione trasparenza nella pubblica amministrazione?”. Caliendo dice che in quell’incontro si è parlato del federalismo in Sardegna. Le pare credibile? “Anche se non hanno parlato del Lodo Alfano, Caliendo ritiene normale discutere di un convegno sul federalismo con Carboni? Adesso cerca di scaricare il barile su Verdini che li ha convocati a quell’incontro, ma quando ha visto che c’era Carboni, perché non se ne è andato?” Secondo Berlusconi la P3 è l’ennesima montatura perché si tratterebbe soltanto di quattro “sfigati”. “La teoria degli sfigati parte dal presupposto del mancato raggiungimento del fine, ma allora dovremmo ritenere sfigati anche coloro che hanno tentato di fare dei colpi di stato, non riuscendoci. Ed è chiaro che le cose non stanno così. Ma ammettiamo anche si tratti di dilettantismo, rispetto ai risultati ottenuti sappiano per certo che questi signori sono riusciti a imporre al vertice dell’Agenzia sarda per l’ambiente una persona di loro fiducia per l’affare legato all’eolico. Carboni, inoltre, sostiene di aver avuto come compensazione per la mancata candidatura di Casentino in Campania un asessore in Giunta che si chiama Sica: non mi pare si possa dire siano totalmente irrilevanti. Comunque se accettassimo questa tesi il problema sarebbe un altro…” Quale? “Se pezzi dello Stato e istituzioni non sanno porre dei netti “no” agli adescamenti di una banda di sfigati, dovremmo chiederci cosa accadrebbe se a porre le pressioni dovessero essere altri soggetti? Caliendo sta seguendo per il governo il ddl intercettazioni: la sua condotta legata al suo ufficio non può non far sospettare che ci sia un forte interesse personale rispetto ai tempi in cui verrà approvata la legge e alla norma transitoria”. Sta dicendo che Caliendo sapeva che sarebbe scoppiato il bubbone? “Mi attengo ai fatti e dico che oggi un intercettato eccellente è anche responsabile per il governo su questa legge: la confusione dei ruoli è evidente. Se entrerà in vigore così come è ci saranno pesanti ripercussioni sulla capacità stessa di indagare e non soltanto sulla possibilità per la stampa di darne conto. Su questo punto mi aspetto una decisa presa di posizione da parte del Ministro degli Interni che ha fatto della sicurezza per lungo tempo il suo cavallo di battaglia”. Orlando, secondo molti osservatori politici il Pd non avrebbe saputo cogliere l’occasione. "Se la legge sulle intercettazioni ha subito modifiche ed ancora non è in vigore, se il Lodo Alfano va dopo l’estate e il processo breve è su un binario mortoe Casentino non è più sottosegretario è merito, oltre che della mobilitazione nel Paese, della iniziativa parlamentare del Pd. Ora è tempo di far emergere con nettezza un’alternativa a Berlusconi".
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